L’emergenza del Coronavirus ha colpito le scuole del nostro Paese tra cui le scuole paritarie che più di altre devono la loro sussistenza all’impegno economico delle famiglie e alla dedizione di gestori e docenti.
La crisi obbliga i Responsabili di ogni scuola a progettare, per tempo, una ripresa che tenga conto di fattori che riguardano una molteplicità di piani e di diritti: la sicurezza, la didattica, la convivenza sociale, i bisogni speciali di alunni con disabilità o fragilità (BES-DSA) così come degli alunni eccellenti, il lavoro in team dei docenti, il dialogo con le famiglie, investimenti in strumentazioni e riorganizzazione degli spazi.

Proposte delle Associazioni di Gestori e Genitori di Scuole Paritarie alla Task Force del Ministero Istruzione - ― 18 MAGGIO 2020

Comitato di esperti con il compito di formulare e presentare idee e proposte per la scuola con riferimento all’emergenza sanitaria in atto, ma anche guardando al miglioramento del sistema di Istruzione nazionale

Premessa
L’emergenza del Coronavirus ha colpito le scuole del nostro Paese tra cui le scuole paritarie che più di altre devono la loro sussistenza all’impegno economico delle famiglie e alla dedizione di gestori e docenti.
La crisi obbliga i Responsabili di ogni scuola a progettare, per tempo, una ripresa che tenga conto di fattori che riguardano una molteplicità di piani e di diritti: la sicurezza, la didattica, la convivenza sociale, i bisogni speciali di alunni con disabilità o fragilità (BES-DSA) così come degli alunni eccellenti, il lavoro in team dei docenti, il dialogo con le famiglie, investimenti in strumentazioni e riorganizzazione degli spazi.
La scuola, anche in tempo di emergenza dev’essere una SCUOLA VERA e per certi aspetti NUOVA, cioè una scuola che non viene meno alle sue finalità, anzi proprio nello sforzo di far fronte alla crisi contingente, le ricomprende in modo più dinamico e declinate in traguardi innovativi e adeguati alle esigenze di ciascun alunno. A coloro che lavorano nella scuola, è richiesta non solo qualche strategia innovativa, ma principalmente una intelligenza vigile, critica e tempestiva nell’intervenire e nel monitorare una realtà in movimento che pur preoccupandoci insieme ci provoca.
Rispondiamo alla sfida del Coronavirus con la stesura di questo Documento che contiene una lettura della situazione e delle proposte frutto di lavoro e di accordi delle Associazione AGeSC, CDO Opere Educative, CIOFS scuola, CNOS Scuola, FAES, FIDAE, FISM e Fondazione Gesuiti Educazione

1. SICUREZZA SANITARIA: UN PATTO PER LA SALUTE
Con ogni probabilità la scuola riaprirà in un momento in cui la diffusione del coronavirus non sarà totalmente finita pertanto con un rischio di contagio ancora incombente anche se con intensità disomogenea nel Paese.
Riteniamo che i tre soggetti protagonisti, Scuola, Famiglia e Istituzioni (in tutte le loro esplicitazioni), debbano stringere un patto per la salute in cui ognuno si assuma la propria responsabilità, metta in atto con ogni mezzo quanto è necessario a garantire l’operatività della scuola stessa, con una sorta di “immunità”, ovvero senza la possibilità di agire per vie legali nel caso di nuovi casi di positività al covid19.
La Scuola pertanto dovrà garantire il rispetto delle disposizioni in ogni fattispecie (disinfezione, uso DPI, rilevazione temperatura, distanziamenti ecc.).
La Famiglia dovrà garantire il rispetto delle regole imposte ed il mantenimento di comportamenti idonei al fine di ridurre il rischio di contagio.
Le Istituzioni dovranno garantire la sorveglianza sanitaria periodica, così come verrà indicata dalle autorità sanitarie, affinché la scuola possa lavorare in sicurezza.

2. FLESSIBILITÀ E AUTONOMIA
È fondamentale che le istituzioni governative si esprimano enunciando i princìpi regolatori a cui tutti i soggetti dovranno attenersi. È di altrettanta importanza che venga normata la totale autonomia delle scuole di poter tradurre nel modo ritenuto più idoneo tali princìpi in coerenza con la propria realtà specifica.
I campi di applicazione del principio di autonomia scolastica sono i più svariati; dagli orari delle lezioni alla modalità delle stesse (in presenza o on‐line, in piccoli gruppi o in sessioni più ampie), dal numero massimo degli studenti per “piccolo” gruppo al calendario scolastico.
Difficilmente le attuali disposizioni normative (rapporto alunni/docenti, lezioni cross su più classi, spazi alunni ecc..) così come sono attualmente configurate permettono di esercitare una reale autonomia. Ciò vale sia per la scuola paritaria sia per la scuola statale. Per esempio, solo rimettendo all’autonomia delle singole realtà quali discipline possano essere oggetto di particolare flessibilità, e al loro interno quali moduli di docenza possano essere più utilmente ed efficacemente svolti con modalità differenziate (es. lezione di italiano in compresenza di più classi in spazi ampi, altre lezioni ripetute in presenza sui due gruppi che compongono la classe…) ciascuna scuola potrà riuscire a rispondere ai bisogni della propria utenza e ad un proprio modello di attività didattica. Perciò il panorama così variegato della scuola in Italia, associato ad una diffusione disomogenea del coronavirus, non può che far pensare ad una flessibilità e disomogeneità anche nelle modalità per la riapertura della scuola, per essere pronti a cambiare con maggiori o minori restrizioni al mutare degli eventi e con le necessarie differenze tra regione e regione e con il coinvolgimento degli uffici scolastici territoriali.

3. PERSONALE DOCENTE E NON
La possibilità di garantire il raggiungimento degli obiettivi didattico/educativi nel rispetto delle restrizioni e/o norme comportamentali che verranno definite avrà un impatto sul rapporto numerico tra studenti e personale docente. Questo impatto non sarà uguale in tutti gli ordini scolastici, è facile infatti intuire che se in una secondaria di secondo grado, con un mantenimento anche parziale di una didattica a distanza, sarà possibile mantenere lo stesso numero di ore (non entriamo qui in merito ad altri temi correlati quali la didattica o la gestione degli studenti con disabilità) man mano che si scende con l’età questo diventa difficile. Se pensiamo infatti ad una prima classe della primaria o addirittura alla scuola dell’infanzia, riteniamo indispensabile una didattica diretta. Abbiamo letto in molti documenti la possibilità di suddividere le sezioni della scuola dell’infanzia in piccoli gruppi (5? 6? 10? bambini); oggi la normativa consente mediamente circa 25 bambini per sezione (il numero preciso dipende dalla dimensione della classe) gestiti da una maestra. La riduzione in piccoli gruppi comporterebbe immediatamente un incremento del costo del personale educativo da 3 a 5 volte. Non è un problema solo economico: il personale con i titoli adeguati non è sufficiente a rispondere ad un incremento così repentino della domanda, saranno pertanto indispensabili azioni normative per garantire l’abilitazione (anche in deroga transitoria) a quelle figure che già operano nella scuola, come tirocinanti, assistenti ecc.
Sarebbe auspicabile in tal senso consentire alle scuole la possibilità di avvalersi di diverse professionalità educative (non solo docenti) per gestire gli eventuali piccoli gruppi all’interno della classe, ovviamente sempre sotto la responsabilità dell’insegnante.
Per tutti gli ordini di scuola sarà importante l’impegno nella formazione, sia relativa a tutte le nuove procedure da covid19 sia per garantire l’elevata qualità didattica nelle sue nuove forme.
Per il personale non docente valgono le stesse considerazioni per la formazione ma con percorsi differenti a seconda degli incarichi: personale per le pulizie e la sanificazione degli ambienti, la refezione, portierato ecc… Una cosa è certa, il rispetto di nuove norme di comportamento e l’incremento dell’intensità dell’attività non potrà che aumentarne il costo e/o generarlo laddove oggi assente.

4. SPACE PLANNING
Per il mantenimento delle distanze, in particolare nell’uso delle aule, chiediamo che non venga stabilito per decreto il numero massimo di bambini/studenti, bensì che ne vengano enunciati i principi e regole a cui ispirarsi per individuare le soluzioni più idonee che per ogni scuola potrebbero essere differenti.
Questo è applicabile a tutti gli ambiti regolatori, basti pensare ad esempio alle modalità di accesso al complesso scolastico: vi sono realtà che hanno logistiche di accesso e spazi interni o esterni custoditi, mentre altre hanno diretto accesso dalla sede stradale. Allo stesso modo sembra inevitabile che in molte situazioni gli spazi saranno insufficienti.
Si apprezza l’apertura del Governo là dove suggerisce la possibilità di utilizzare spazi limitrofi, ancorché disponibili. Osserviamo però che se questa possibilità, anche solo riferita ad altri ambienti della scuola stessa, se non venisse accompagnata da una deroga transitoria alle norme di edilizia scolastica siamo convinti che molte scuole non saranno in grado di recuperare le risorse e il tempo necessari per l’adeguamento di tali ambienti entro settembre.

5. TEMPI
Com’è noto tutto il comparto scolastico è organizzato per far consumare le ferie al personale docente e non docente nei periodi di chiusura della scuola, in via privilegiata nei mesi di luglio e agosto. La definizione di una nuova organizzazione e la predisposizione di quanto necessario necessita di un impegno rilevante. Per cui il protrarsi di un periodo di incertezza sui tempi (apertura il 1 settembre?) sui protocolli sanitari e sulla normativa, nonché in ultimo sulle risorse economiche disponibili o non, sta mettendo in serio dubbio la fattibilità di una riapertura in sicurezza.
Moltissime scuole, singolarmente o a gruppi, stanno già lavorando per anticipare problemi e ipotizzare soluzioni ed una conoscenza tempestiva delle linee guida risulta indispensabile, così come indispensabile e necessaria la più ampia autonomia nell’attuazione delle stesse nelle singole realtà.

6. INIZIATIVE ESTIVE
Non c’è apprendimento significativo senza esperienza e senza il protagonismo di bambini e ragazzi. Non c’è educazione al comprendere senza la fisicità del corpo, senza mettere in gioco il piacere, senza il contatto con l’ambiente naturale. Nel periodo estivo si potrebbero pensare “aule a cielo aperto” (piazze, portici, cortili…) tra distanziamento fisico e vicinanza educativa, come occasione per ripensare la scuola e le relazioni tra comunità educante e territorio.
Le iniziative estive potrebbero essere un’opportunità per sperimentare quelle procedure di sicurezza sanitaria che occorrerà mettere a regime con la ripresa dell’anno scolastico. Potrebbe essere inoltre l’occasione per redigere protocolli specifici per tutti i momenti della giornata, così da divenire gradualmente consapevoli delle problematiche al fine di gestire la ripresa dell’anno scolastico in modo efficace.
In considerazione del fatto che questo tipo di sperimentazione possa comportare dei rischi, risulta fondamentale ogni forma di tutela sia di tipo giuridico, sia di assunzione collettiva di responsabilità.
Richiediamo quindi l’emanazione, AL PIÙ PRESTO, di Linee guida per una contrattazione con regioni, enti locali e autonomie scolastiche per l’avvio di attività educative estive in vista dell’apertura del prossimo anno scolastico

7. DIDATTICA COORDINATA IN PRESENZA E A DISTANZA
Il mondo virtuale della didattica a distana è stata come una zattera in mezzo alla tempesta, nella maggior parte dei casi, ha offerto la possibilità di mobilitare energie cognitive per l’apprendimento, tenendo i bambini/ragazzi aggrappati sia all’apprendimento sia alla relazione costruttiva con i propri ‘maestri’. La passione educativa degli insegnanti si è trasformata in ricerca/azione costante per offrire a “tutti gli studenti” opportunità di incrementare, in modalità diversa, le conoscenze e l’esperienza del crescere insieme. Si sono realizzate esperienze straordinarie, sia per l’aspetto didattico sia per quello cooperativistico, anche se non sono mancate criticità quali in particolare la discriminazione tra alunni in possesso di mezzi tecnologici e quelli che ne sono privi; la difficoltà nell’organizzazione del sostegno didattico ed educativo.
La didattica dopo questa esperienza, dovrà inevitabilmente mutare accogliendo i contenuti digitali e l’approccio multimediale ad integrazione dei metodi tradizionali del fare scuola.
La proposta è quella di una didattica coordinata in presenza e a distanza: l’apprendimento in presenza risulta insostituibile, da un punto di vista formativo, per la profondità della traccia che lascia nello studente e quello a distanza come integrazione o approfondimento delle infinite possibilità che il sapere oggi offre. Tutto ciò ha permesso e potrà continuare a permettere agli studenti di uscire dal vincolo spazio-temporale che caratterizza la routine quotidiana scolastica in verso una logica di apprendimento permanente collegato maggiormente alle azioni concrete della vita.
Rimane comunque necessario, come già detto in precedenza, che le prime classi di ogni ordine scolastico possano iniziare il prossimo anno con una didattica in presenza.
Riteniamo inoltre necessario qualificare la didattica a distanza con una formazione (di tipo tecnico e di tipo pedagogico) a per tutti i docenti del Sistema nazionale d’istruzione così come potenziare le infrastrutture di rete per garantire adeguate connessione e dotare tutte le scuole delle strumentazioni necessarie.

8. UN PATTO EDUCATIVO RINNOVATO
Non era mai capitato di cogliere, trasversalmente, dal bambino della scuola dell’Infanzia all’adolescente della scuola secondaria di II grado il desiderio di tornare presto a scuola. Ciò che manca alla scuola, in questo tempo di crisi, è il valore aggiunto della comunità fatta di relazioni, di regole, di condivisioni, di successi e di sconfitte, il confronto con il compagno e con l’insegnante. Non va dunque persa di vista la relazione educativa, che deve conservare la sua natura di vicinanza per garantire forme nuove di fiducia e di accompagnamento.
È fondamentale promuovere e favorire la creatività pedagogica anche con scelte innovative da condividere attraverso il confronto e la raccolta di esperienze significative da parte di tutte le componenti della Comunità Educante. In particolare, va rimesso a fuoco il rapporto tra autonomia e responsabilità. Solo da questa connessione il patto educativo assume serietà e concretezza. In fondo, ciò che gli alunni vogliono percepire è proprio una alleanza tra famiglia e scuola nel rispetto dei ruoli e delle competenze. La NUOVA SCUOLA di settembre può suggerire parole e gesti nuovi per dire che si RIPARTE migliori di prima, tutti, grandi e piccoli. Il percorso che offriremo ai bambini e agli adolescenti sarà educativo e non innanzitutto terapeutico, anche se siamo consapevoli che non mancheranno, nei nostri alunni, i traumi e le sofferenze che dovranno essere accompagnati. Ma la scuola, rimanendo se stessa, può aiutare a ritrovare fiducia e serenità favorendo “un patto educativo rinnovato”, in cui si ritrovino la scuola, la famiglia, gli enti locali, la parrocchia, le associazioni che svolgono sostegno educativo extrascolastico nel territorio, specie in zone a rischio, dove la collaborazione di tutta la comunità risulta determinante. Si auspica per questo un intervento educativo diffuso di rinascita, centrato sull’educazione.
Per poter garantire e favorire il lavoro che tutte le scuole stanno mettendo in atto, comprese quelle rappresentate dalle nostre Associazioni, si ritiene dunque indispensabile l’emissione di LINEE GUIDA E PRONUNCIAMENTI quanto prima e comunque non oltre il 30 giugno 2020.

Roma, 16 maggio 2020

Giancarlo Frare – Presidente AGeSC
Marco Masi – Presidente CdO Opere Educative
Pietro Mellano – Presidente CNOS Scuola
Marilisa Miotti – Presidente CIOFS scuola
Giovanni Sanfilippo – Delegato per le Relazioni Istituzionali FAES
Virginia Kaladich – Presidente FIDAE
Luigi Morgano – Segretario Nazionale FISM
Vitangelo Denora – Delegato Fondazione GESUITI EDUCAZIONE